lunedì 5 dicembre 2011

Serial K[oal]iller

Snowtown
Trama: In Australia non ci sono solo koala...

La spirale di povertà, violenza e soprusi (sia fisici che mentali) a cui è costretto il (bravissimo, e secondo me anche molto bello)
protagonista di Snowtown è inaudita. Non è un caso che poi - spaccato in due tra l'abbandono di una madre assente, un fratellastro che lo violenta, un padre sconosciuto e la voglia di un qualche calore umano, un qualche senso di appartenenza, una qualche struttura famigliare, pure minuscole, sconvolgenti, sudice che siano - si ritrova a far parte di un gruppetto di assassini, ma non assassini qualunque, i peggiori serial killer che la storia d'australia ricordi, gli Snowtown Killers (appunto).
Il film (come quello precedente) è australiano e in quanto NON-americano non indugia in serial killer furbissimi che fanno quella cosa con la bocca, nè mette in campo il solito agente dell'FBI (donna) che scopre tutto da sola e alla fine nutre pure un po' di rispetto per il killer. No. Snowtown è un film dall'andamento intimo, lento (forse persino troppo), ma inesorabile. Ci sono anche le esplosioni di violenza, ma sono molto peggio quelle con la mano sula bocca a non far uscire l'urlo soffocato di dolore che quelle col sangue e i coltelli.
Attori sconosciuti e speciali per una storia raccontata con una modalità più vicina a Henry Pioggia di Sangue (che per inciso è una bella modalità, che ne dica Moretti), soprattutto tenendo conto che gli assassini, appunto, NON erano esperti d'arte o enigmisti o collezionisti d'ossa o geni del male, erano disperati alla deriva per cui uccidere un vicino di casa e scioglierlo nell'acido equivaleva a lavare la macchina la domenica mattina. Diventa l'unica scelta, quindi, quella di raccontare una storia del genere senza tanti arzigogoli di regia o di sceneggiatura. Così è stato, orribile, vero. Punto.
La scena del serpente, quella dei canguri, quella del cane ci ricordano che siamo e saremo sempre solo animali comandati dai più bassi istinti. Inutile continuare a negarlo a noi stessi.

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